La potatura corretta è quella che non si vede

E’ indispensabile potare? Se consideriamo che gli alberi sono comparsi sulla terra prima dell’avvento dell’uomo la risposta è scontata.
Gli alberi che crescono nel bosco si autopotano (ovvero si regolano da soli) poiché perdono naturalmente i rami basali quando sono ancora di piccole dimensioni e sviluppano una struttura che è costituita per lo più da un unico fusto che porta le foglie o gli aghi solamente nella porzione apicale.
Le piante da frutto vengono potate regolarmente ogni anno per garantire una produzione continua e costante nel tempo. Dopo 15-20 anni la loro “forza” si è esaurita e, a causa di ciò, vengono abbattuti e sostituiti con altri alberi da frutto, in una sequenza infinita.
Quali sono, dunque, i motivi che spingono alla potatura di un albero ornamentale?

PERCHE’ POTARE?

La potatura degli alberi ornamentali serve essenzialmente a stabilire una forte struttura formale, a dirigere la crescita dell’albero e ad eliminarne le parti potenzialmente pericolose e quelle malate, morenti o morte, al fine di garantire la sicurezza e la sanità dell’albero per il periodo di tempo più lungo possibile.
La potatura, In sostanza, deve avere lo scopo di prolungare il più a lungo possibile la vita di un albero.
La potatura non serve a determinare la dimensione finale dell’albero a meno che lo stesso non venga allevato in forma obbligata e assoggettato a interventi continui (annuali o biennali) che devono incominciare fin dal vivaio sull’albero giovane. Se dovete ricorrere alla potatura per contenere lo sviluppo dell’albero in quanto i suoi rami “entrano in casa” o spostano le tegole del tetto e le sue radici creano danni al manufatti vuoi dire che quell’albero non doveva essere piantato in quel punto e chi lo ha messo a dimora ha commesso un grosso errore.

COME ESEGUIRE I TAGLI DI POTATURA?

1 tagli dovrebbero essere eseguiti in modo da eliminare solo i tessuti del ramo, senza danneggiare i tessuti del fusto e senza lasciare nel contempo monconi di potatura. In questo modo viene rispettata la zona di protezione del ramo e favorita la chiusura della ferita stessa. Ma prima di parlare di come togliere un ramo da un albero occorre ricordare come esso sia attaccato al fusto.

I COLLARI

Ogni anno alla ripresa vegetativa l’attività del cambio cribro-vascolare produce un cono di tessuti legnosi che ricopre quelli precedenti. La ripresa dell’attività cambiale non è simultanea in tutte le parti dell’albero; i primi a risvegliarsi sono i tessuti dei giovani germogli e questo flusso di crescita interessa le ramificazioni via via più grosse fino a raggiungere i tessuti del fusto.

Il cono di tessuti legnosi prodotto dal ramo, giunto sul fusto produce un primo collare (collare del ramo) che successivamente viene ricoperto dal collare prodotto dai tessuti del fusto (collare del fusto). In questo modo se il ramo è vivo ogni anno si formano due collari (un collare del ramo ed un collare del fusto) la cui sovrapposizione garantisce la solidità dell’unione fra le due parti.
Nel caso della morte del ramo si svilupperà solo il collare del fusto che col passare del tempo avvilupperà ciò che resta del ramo morto. Il collare è una porzione molto importante in quanto all’interno di esso l’albero produce una prima barriera chimica per opporsi alla penetrazione di eventuali patogeni (zona di protezione del ramo). La rimozione del collare, e della relativa barriera, favorisce l’ingresso di patogeni e la formazione di difetti interni. In ogni caso all’internodo (parte del ramo posta fra due gemme o rami) non è presente alcuna zona di protezione; il taglio all’internodo è perciò sempre da evitare.

COME RIMUOVERE UN RAMO VIVO

Come detto precedentemente, i tagli che danneggiano i collari danneggiano anche la zona di protezione del ramo; i tagli dovranno essere perciò eseguiti nel rispetto del collare senza lasciare monconi di potatura – porzioni di legno morto e senza difese che finirebbero per essere invasi da parassiti – e osservando l’altro importante segnale costituito dal corrugamento della corteccia che si può facilmente osservare nel punto di incontro fra le cortecce del ramo e del fusto. Nell’esecuzione del taglio bisognerà rispettare questo corrugamento.
Per piccoli rami di diametro inferiore ai 2,5 cm si potrà ricorrere ad un forbice da potatura eseguendo un solo taglio al collare.

COME RIMUOVERE UN RAM0 MORTO

Quando un ramo muore l’unico collare che viene prodotto è quello del fusto che tende a ricoprire i tessuti del ramo morto. Il taglio andrà eseguito in modo da rispettare il collare del fusto.
Taglio di una grossa branca: successione e posizione dei tagli per evitare di danneggiare, durante il taglio, la porzione superstite

COSA OSSERVARE DOPO L’ESECUZIONE DEL TAGLIO

Se il taglio è stato eseguito in modo corretto sulla superficie del taglio si formerà una “ciambella” circolare di legno da ferita’ che chiuderà la ferita stessa. Se il collare è stato danneggiato questa “ciambella” non risulterà circolare ma assumerà forme diverse in funzione della posizione e della entità del danno.

Taglio corretto: si forma una ciambella circolare di legno da ferita. Il taglio ha rispettato il collare e il corrugamento della corteccia
Taglio non corretto eseguito troppo vicino al fusto nella parte superiore con danneggiamento del collare e del corrugamento della corteccia
Taglio non corretto eseguito troppo vicino al fusto nella parte inferiore con danneggiamento del collare
Taglio non corretto eseguito troppo vicino al fusto sia nella parte superiore che in quella inferiore con danneggiamento del collare e del corrugamento della corteccia

Un eccesso di riscoppi vegetativi da vegetazione epicormica(²) in prossimità del taglio o lungo il fusto è segno di taglio eseguito a filo tronco o di eccessiva potatura.

1) In un primo momento l’attività dei tessuti cambiali esposti produce cellule indifferenziate propriamente chiamate callo da ferita. La successiva differenziazione all’interno di questo callo di cellule con funzione di trasporto, sostegno e riserva dà origine ad un vero e proprio legno (legno da ferita).

2) II termine epicormico che letteralmente significa “sul fusto” viene riferito a succhioni che si sviluppano sul fusto o sulle grosse branche di norma a seguito di drastici interventi di potatura. La presenza di questi succhioni è un segnale di stress e di riduzione delle sostanze di riserva. Esistono essenzialmente due tipi di vegetazione epicormica; quella che deriva da gemme latenti e quella che si origina da gemme avventizie. Le gemme latenti sono gemme che rimangono dormienti per più anni crescendo ogni anno solo di qualche millimetro in modo da rimanere appena al di sotto della corteccia; le gemme avventizie sono gemme di nuova formazione che si originano all’interno del callo prodotto dall’attività del cambio cribro-vascolare esposto in seguito ad una ferita. Vegetazione epicormica si sviluppa normalmente in seguito a capitozzature o a tagli eseguiti a filo tronco.

3) I rami codominanti che presentano una inserzione con angolo aperto a U spesso mostrano una unione più forte rispetto a quelli inseriti a V anche se l’indice più importante da osservare è la conformazione del corrugamento della corteccia al punto di inserzione dei due rami. Se questo corrugamento forma una cresta che spinge chiaramente verso l’alto all’interno delle due ramificazioni troveremo legno ad unirle (unione forte). Se nel punto di inserzione delle ramificazioni la corteccia si ripiega verso l’interno formando una specie di sacca si avrà sicuramente corteccia inclusa che separa i due rami.

I RAMI CODOMINANTI SONO RAMI CHE S1 SVILUPPANO CON LA MEDESIMA FORZA E DIMENSIONE.

TALVOLTA ALLA LORO INSERZIONE S1 TROVA LA CORTECCIA (CORTECCIA INCLUSA) CHE LI SEPARA INVECE DI UNIRLI SALDAMENTE.
LA CORTECCIA INCLUSA S1 FORMA PIÙ FACILMENTE QUANDO L’ANGOLO DI INSERZIONE DEI RAMI E’ STRETTO.

E’ COMUNQUE NECESSARIO OSSERVARE LA FORMAZIONE DELLA COSTOLATURA DELLA CORTECCIA.

SE E’ RIVOLTA VERSO IL BASSO ALL’INTERNO SI TROVERÀ DELLA CORTECCIA (A).

SE SPINGE VERSO L’ALTO (B) ALL’INTERNO SI TROVERÀ DEL LEGNO.
COME RIMUOVERE RAMI CODOMINANTI

I rami codominanti sono rami inseriti nella stessa posizione spaziale (sono, cioè, molto vicini tra loro) e hanno all’incirca la stessa forza e dimensione. In queste situazioni non si ha né la formazione dei collari né la zona di protezione del ramo. I rami codominanti possono rappresentare un difetto strutturale soprattutto quando sono inseriti con un angolo piuttosto stretto³ (inserzione a V) e quando al loro interno presentano corteccia inclusa.
La corteccia inclusa è uno strato di corteccia che – prodotta al punto di inserzione dei due rami – forma una specie di cuneo che tende a separare e a dividere le due ramificazioni invece che ad unirle (tessuto morto che non consente alle due parti di saldarsi tra loro).
La contemporaneità della ripresa dell’attività cambiale (responsabile dell’accrescimento e, quindi, dell’ingrossamento) dei due rami è responsabile di questo fenomeno. Aumentando la dimensione di due rami inseriti nello stesso punto si creano forze che tendono a separare i rami stessi e ciò porta ad un progressivo aumento del rischio di apertura e rottura della biforcazione. La formazione di rami codominantì è in parte controllato geneticamente e si verifica soprattutto su quegli alberi che hanno una forma piuttosto aperta a vaso (decorrente).

I rami codominanti dovrebbero essere eliminati sull’albero giovane già durante la fase di potatura di allevamento in vivaio o, nel caso di alberi giovani, appena messi a dimora; in alternativa si può ricorrere ad una potatura selettiva di una delle due ramificazioni in modo da ridurre il vigore di una ramificazione e consentire lo sviluppo di una unione del tipo fusto/ramo con la formazione di un forte collare.
Se la codominanza non viene riconosciuta e corretta per tempo può essere necessario ricorrere ad interventi di consolidamento della biforcazione debole mediante appositi tiranti elastici (generalmente in polipropilene, utilizzato anche in campo nautico) o cavi di acciaio opportunamente fissati per evitare strozzature ai rami in fase di crescita.

PER ELIMINARE UN RAMO CODOMINANTE OCCORRE INDIVIDUARE IL PUNTO PIÙ BASSO E DA CUI HA ORIGINE IL CORRUGAMENTO DELLA CORTECCIA: IL TAGLIO ANDRÀ ESEGUITO LUNGO LA DIRETTRICE A-B.
IL PUNTO B 51 TROVA ALLA STESSA ALTEZZA DI E MENTRE IN A NON SI DEVE DANNEGGIARE IL CORRUGAMENTO DELLA CORTECCIA. QUALORA SIA GIA’PRESENTE UNA FENDITURA OCCORRE INDIVIDUARNE IL PUNTO PIÙ BASSO E ED ESEGUIRE IL TAGLIO LUNGO LA DIRETTRICE A-B.
IL PUNTO B DEVE TROVARSI ALLA STESSA ALTEZZA DI E.

Esemplare di platano con branche aventi un angolo d’inserzione stretto. Con gli anni, la crescita dimensionale porterà le branche a spingere una contro l’altra, con probabile creazione dei corteccia inclusa e potenziale pericolo di crollo Corteccia inclusa in un esemplate di Zeikova carpinifolia nel parco ducale di Colorno (Pr): a causa di ciò, a due anni di distanza dall’epoca in cui è stata scattata la fotografia, l’albero si è aperto in due Corteccia inclusa in un giovane acero. Queste anomalie strutturali andrebbero corrette in vivaio, su piante molto giovani, oppure tali alberi non dovrebbero essere messi a dimora

QUANDO POTARE?

A partire dalla ripresa vegetativa e fino alla completa distensione e maturazione delle foglie l’albero a foglia cadùca, in pratica consuma energia (immagazzinata sotto forma di amido di riserva nei tessuti del fusto e dei rami) in quanto non ha foglie che gli consentano di produrla sul momento. A mano a mano che la foglia si forma e si distende si ha un progressivo incremento di energia prodotta che va a compensare quella consumata con la formazione dei nuovi organi (foglie, fiori, germogli, nuove gemme).

E’ questo il periodo più critico durante il quale è meglio evitare ogni tipo di potatura. Altro periodo critico è quello che precede la caduta delle foglie; in questa fase, infatti, l’albero immagazzina sostanze di riserva, sotto forma di amido, per prepararsi alla ripresa vegetativa della primavera successiva e, nello stesso tempo, in generale a partire da agosto, avvia i processi di lignificazione di buona parte degli organi erbacei formatisi durante la primavera e l’inizio dell’estate.
In generale per le caducifoglie il periodo migliore per eseguire un intervento di potatura è durante il riposo vegetativo (potatura secca o invernale) o dopo l’emissione e la completa maturazione delle foglie (potatura verde o estiva). Secondo il ricercatore statunitense Kim Koder della Georgia University, il periodo ottimale di potatura invernale cade dalla caduta delle foglie a Natale.

Una potatura leggera che rimuova, al massimo, il 10% della vegetazione presente è comunque sempre possibile.
La potatura estiva, eseguita dal momento della completa distensione delle foglie all’inizio dell’estate, in base a studi recenti condotti da ricercatori del Laboratorio di Fisiologia dell’albero dell’Università Parigi 7 (unico laboratorio di ricerca europeo specializzato nello studio della fisiologia dell’albero in ambito urbano) e da tecnici del verde francesi, ha dimostrato che per le caducifoglie, soprattutto tigli, platani e specie appartenenti al genere Prunus (p. es. ciliegi da fiore) l’accumulo di sostanze di riserva aumenta di un 30-40%. La potatura estiva deve essere leggera e comunque, in linea di massima, non deve asportare più del 20% (un quinto) della vegetazione.

Quanto alla potatura estiva, l’Istituto francese afferma che i vantaggi sono:
1. Migliore compartimentazione (capacità dell’albero di difendersi da attacchi di funghi che degradano il legno) e quindi migliore resistenza ai patogeni
2. Migliore chiusura dei tagli dunque migliore ristabilimento meccanico del legno
3. Ripresa immediata dell’attività fotosintetica delle foglie da cui la rapida ricostituzione delle riserve.

Potatura estiva.

Un esemplare di platano, a Villa Maraini Gonzaga a Palidano (Mn), prima dell’intervento

Potatura estiva.

Il platano di Villa Maraini Gonzaga dopo l’intervento da manuale: si osservi il mantenimento della forma generale della chioma, che risulta essere leggermente rimodellata soprattutto in altezza, l’albero, per chi non l’ha osservato prima della potatura, pare non aver subito alcun intervento cesorio

RICACCI POCO VIGOROSI

Le conifere possono essere potate in qualsiasi momento dell’anno, tuttavia la potatura eseguita durante il riposo vegetativo può ridurre la fuoriuscita di linfa o resina attraverso i tagli di potatura. Nella maggior parte dei casi le conlfere presentano una struttura solida costituita da un forte leader (o asse) centrale sul quale sono inserite piccole branche. Le potature vengono eseguite principalmente per cambiare o controllare la forma e la densità dell’albero o per eliminare le parti morte, morenti, danneggiate o potenzialmente pericolose. Uno degli interventi di potatura più frequentemente eseguito sulle conifere consiste nella rimozione completa delle branche basali per innalzare la chioma e creare spazio al di sotto dell’albero.
Alcune conlfere appartenenti alla famiglia delle Cupressacee (Thuja, Chamaecypdris, Cupressocyparis, alcune specie di Juniperus) e i tassi (Taxus) possono essere potati fino al legno di uno o due anni che non porta vegetazione. Il periodo migliore per eseguire questo tipo di intervento è la fine dell’inverno-inizio primavera, poco prima che venga emessa la nuova vegetazione. In questo caso la presenza di gemme dormienti darà origine ad una nuova vegetazione che riempirà la pianta.
Su queste piante si può anche eseguire una potatura di contenimento della chioma a partire dalle parti più esterne in modo da creare e mantenere una forma desiderata.
I pini e gli abeti, che non sono in grado di produrre germogli a partire dai rami più vecchi, non dovrebbero essere potati oltre la crescita dell’anno a meno di non rimuovere l’intera branca fino all’inserzione con una branca laterale o col fusto.

Potatura invernale. Esiti dell’effetto di una capitozzatura su un acero negundo.
Si osservi la disposizione caotica dei rami, molto fitti e con inserzione superficiale.L’albero sarà assoggettato ad una potatura di sfoltimento eseguita con tagli di soppressione e di raccorciamento

Potatura invernale
L’acero negundo dopo l’intervento: si osservi il rispetto della forma della chioma, il contenimento dei rami in altezza (mediante tagli di ritorno) e la minor fittezza dei rami stessi

VELOCITÀ DI CHIUSURA DELLE FERITE DI POTATURA

Se l’intervento di potatura è eseguito appena prima dell’apertura primaverile delle gemme o dopo che la crescita primaverile ha avuto termine e le foglie sono completamente mature e distese la chiusura delle ferite sarà generalmente rapida.

QUANTO POTARE?

La quantità di legno e di gemme che possono essere asportate da un albero varia in funzione del vigore, dello stato di salute e dell’età dell’albero; mentre un albero giovane, sano e vigoroso può sopportare anche interventi piuttosto pesanti, la quantità di legno che può essere rimossa da un albero maturo diventa progressivamente più piccola.
Come regola generale è preferibile eseguire più interventi di limitata portata dilazionati negli anni asportando per ogni intervento di potatura non oltre il 20-25% della chioma (da un quarto ad un quinto del volume complessivo dell’albero), ad eccezione degli alberi tenuti in forma obbligata.
È , comunque, fondamentale tenere sempre a mente che tanto più si interviene su rami a sezione piccola tanto più facilmente l’albero rimarginerà le ferite, tanto più i tagli sono su rami a sezione grande e tanto più facile sarà l’insorgenza di gravi alterazioni dei tessuti quali le carie (che possono, nei casi più gravi, portare al crollo della pianta). Altra regola generale è quella di assecondare sempre la forma naturale dell’albero a meno che questo non sia allevato in forma obbligata. Pertanto evitate di asportare o raccorciare rami e branche in modo casuale ma osservate sempre la forma della chioma.

OPERAZIONI DI POTATURA

In funzione della quantità di legno asportato e della lunghezza del ramo che viene lasciato, le operazioni di potatura possono essere indicate seguendo una terminologia specifica ampiamente utilizzata nel campo dell’arboricoltura da frutto.

Tagli di raccordamento: sono tagli che portano a ridurre la lunghezza del ramo o della branca. Questi si suddividono in:

Spuntatura consiste nell’esecuzione di un taglio lungo con il quale si asporta solo la parte terminale del ramo o della branca. In questo modo si limiterebbe l’accrescimento dell’albero stimolando lo sviluppo di nuove gemme lungo tutto il ramo. L’operazione di spuntatura dovrebbe essere eseguita solo su alberi vigorosi per ridurre lo sviluppo vegetativo e rendere la crescita più equilibrata.
Speronatura consiste in un taglio corto eseguito alla base del ramo con asportazione di un gran numero di gemme e di vegetazione; l’asportazione di un numero eccessivo di gemme porta al risveglio di gemme latenti in prossimità del taglio con produzione di una vegetazione a ciuffi e assenza di un leader dominante. Questa operazione, da sconsigliare su alberi vigorosi, eseguita con moderazione su esemplari indeboliti tenderebbe a favorire lo sviluppo di ricacci vigorosi.
Tagli di soppressione: sono tagli che eliminano completamente il ramo o la branca.

Il termine diradamento (thinning) viene utilizzato per indicare l’asportazione totale di più rami o della branche, sempre nel rispetto della forma generale dell’albero. Questo taglio viene eseguito per alberi con vegetazione fitta derivante o da motivi genetici o da drastici quanto erronei interventi di potatura (p.es. la capitozzatura). Confrontato con altre operazioni di potatura il diradamento – a parità di legno asportato – elimina una minore quantità di zuccheri di riserva e favorisce un migliore equilibrio fra la parte aerea e le radici.

Il taglio di ritorno (drop-crotch) consiste nell’asportazione del ramo o della branca immediatamente al di sopra dell’inserzione con un ramo (o branca) di ordine inferiore (cioè, più “giovane”). Il ramo rimasto andrà a sostituire la cima asportata con la potatura. Per poter parlare di taglio di ritorno il ramo che viene lasciato deve avere un diametro minimo pari ad almeno 1/3 (meglio la metà) del diametro di quello che è stato eliminato. Questo tipo di taglio è l’unico consigliabile per ridurre la dimensione della chioma di qualsiasi albero. Stimola inoltre lo sviluppo di una vegetazione ben distribuita e non concentrata in prossimità del punto di taglio.

Il capitozzo (heading) è per definizione un taglio eseguito all’internodo e può riguardare sia le grosse branche ad andamento verticale (topping) che le ramificazioni laterali (tipping). In ogni caso il taglio all’internodo è da evitare. L’albero infatti non è predisposto a perdere il ramo in questa posizione e non presenta alcuna zona di protezione del ramo; il risultato è che il taglio eseguito all’internodo ha spesso come conseguenza lo sviluppo di carie del legno prodotte da agenti fungini. Inoltre il taglio all’internodo – quando non porta alla morte del ramo o della branca – stimola la produzione di vegetazione epicormica in prossimità della superficie del taglio che per molti anni rimane male inserita (assenza del collare del fusto) o inserita su un punto di potenziale debolezza per lo sviluppo di carie interne.

Pioppo pesantemente capitozzato. La capitozzatura,
eseguita in questo modo, cioè senza periodicità e su piani
diversi di taglio, crea gravi danni agli alberi (soprattutto carie).

LINEE GUIDA PER LA POTATURA

La potatura corretta è quella che non si vede. Al termine dell’intervento di potatura l’albero deve mantenere la propria forma e struttura.
Eseguite la potatura in primo luogo per garantire la sicurezza, poi la salute dell’albero e per ultimo per ragioni estetiche;
Non eseguite mai tagli all’internodo;
Eseguite i tagli al collare del ramo, rispettando il collare ed il corrugamento della corteccia;
Non lasciate monconi di potatura;
Scegliete se possibile le branche che formeranno lo scheletro permanente dell’albero già a partire dall’albero giovane;
Favorite la presenza di ramificazioni ben inserite e/o di biforcazioni a U;
Eliminate i rami codominanti inseriti a V e con corteccia inclusa;
Per evitare la presenza di codominanze assicuratevi che le ramificazioni laterali possiedano un diametro più piccolo (al massimo la meta o i 3/4) rispetto al diametro del fusto o del ramo di ordine superiore;
Nell’eseguire tagli di ritorno utilizzate rami che abbiano un diametro pari ad almeno 1/3 il del diametro della branca da rimuovere;
Ad ogni intervento di potatura non eliminate più del 25% dell’intera superficie fotosintetica;
Evitate di potare durante il periodo che va dalla ripresa vegetativa alla completa maturazione delle foglie;
Se eseguite la potatura per innalzare la chioma (asportazione della vegetazione basale) assicuratevi che la vegetazione mediana e apicale ricopra almeno i due terzi dell’altezza totale dell’albero; una eccessiva rimozione delle branche basali rallenta lo sviluppo e l’ingrossamento del fusto;
Rimuovere i succhioni basali e i rami epicormici troppo vigorosi;
Se dovete rimuovere più della metà della vegetazione di un ramo allora rimuovetelo completamente;
Se per potare l’albero vi occorre salire su una scala allora è il caso di rivolgersi ad un arboricoltore professionista.